Paracadutismo
Ringraziamo i siti www.scuoladiparacadutismo.it e www.skydan.it per il contributo di testi ed immagini cortesemente concessoci
Un po' di storia
Nel nostro continente la prima idea di un paracadute, che alcune fonti ci dicono già noto in Cina nel nel sec. XIV, risale a Leonardo da Vinci che ne disegnò uno nel 1514. Questo prototipo aveva una forma piramidale con base quadrata e vertice rivolto verso l' alto; un altro tipo fu progettato nel 1595 da F. Venanzio da Sebenico. Tra le prime applicazioni si citano quelle del francese S. Lenormand che si lanciò (1732) dall' osservatorio di Montpellier e quella di a.J. Garnerin che nel 1797 toccò terra con un esemplare di paracadute assicurato alla sua mongolfiera e dopo averne vuotato l' involucro dell' aria. Nel 1793 un altro francese, F. Blanchard, in un simile esperimento si era rotto una gamba. Perfezionatesi le tecniche si poté giungere, nel 1912, ad un lancio da un aeroplano in volo, per opera del Capitano A. Berry, presso Saint Louis (USA). Durante la prima guerra mondiale si ebbero, da parte di piloti tedeschi, i primi salvataggi con paracadute da velivoli danneggiati e, pochi anni dopo, il paracadute entrava nelle normali dotazioni di volo delle aviazioni dei maggiori paesi.
Paracadutismo moderno
Nel nostro continente la prima idea di un paracadute, che alcune fonti ci dicono già noto in Cina nel nel sec. XIV, risale a Leonardo da Vinci che ne disegnò uno nel 1514. Questo prototipo aveva una forma piramidale con base quadrata e vertice rivolto verso l' alto; un altro tipo fu progettato nel 1595 da F. Venanzio da Sebenico. Tra le prime applicazioni si citano quelle del francese S. Lenormand che si lanciò (1732) dall' osservatorio di Montpellier e quella di a.J. Garnerin che nel 1797 toccò terra con un esemplare di paracadute assicurato alla sua mongolfiera e dopo averne vuotato l' involucro dell' aria. Nel 1793 un altro francese, F. Blanchard, in un simile esperimento si era rotto una gamba. Perfezionatesi le tecniche si poté giungere, nel 1912, ad un lancio da un aeroplano in volo, per opera del Capitano A. Berry, presso Saint Louis (USA). Durante la prima guerra mondiale si ebbero, da parte di piloti tedeschi, i primi salvataggi con paracadute da velivoli danneggiati e, pochi anni dopo, il paracadute entrava nelle normali dotazioni di volo delle aviazioni dei maggiori paesi.
Il Paracadutismo e le sue discipline
Grazie alla grande diffusione di immagini di paracadutismo nei media e alla crescente facilità di comunicazione con gli USA (patria indiscussa di questo sport) negli ultimi anni si è assistito ad una veloce evoluzione sia tecnica che di mentalità in questo sport anche in Italia. Finalmente oggi il paracadutismo può essere considerato a pieno titolo uno sport moderno.
La mentalità ormai è quella della competizione vera e propria. La ricerca continua del record, le performance sempre piu' tecniche ne fanno oramai uno sport seguitissimo tanto che il CONI sta' prendendo in considerazione di renderlo sport olimpico.
Attualmente il tempo di caduta libera varia dai 40 ai 60 secondi. E' in questa fase che si divide il mondo dei paracadutisti contemporanei, nella scelta cioé di differenti discipline con differenti modi di "volare": vediamo le più praticate e le più conosciute:
Lavoro Relativo
Free Fly
Freestyle
Skysurf
Stile
Canopy Relative Work
Precisione in atterraggio
Swoop
Wing Suit
Il Lavoro Relativo
Il lavoro relativo (RW - Relative Work) é forse la disciplina del paracadutismo sportivo più conosciuta dal grande pubblico. L'RW è uno sport di squadra a 4,8 o 16 elementi più un video operatore paracadutista..
Si vola con la pancia rivolta verso il basso (box position) e saltando da una quota di 3500 mt si devono ripetere il numero maggiore di volte possibile delle figure geometriche prestabilite e sorteggiate dai giudici prima del salto.
Vince il team che nei 35 secondi (per l'RW4) di gara effettua più figure.
I team storicamente più forti in questa specialità sono quello americano e quello francese ma negli ultimi anni si sono affacciati nei primi posti delle classifiche anche i team italiani .
Le discipline artistiche
Freefly, Freestyle e Skysurf formano quel gruppo di discipline del paracadutismo che vengono definite artistiche. La differenza maggiore tra queste e le altre discipline sta nel fatto che il giudizio nelle gare è soggettivo piuttosto che oggettivo. Nel lavoro relativo i punti si contano, nelle artistiche il giudizio riguarda la difficoltà, la bellezza di esecuzione dei movimenti, la forma, la coreografia, il video...
Le discipline classiche
Stile, Precisione in atterraggio e CRW (Canopy Relative Work) formano le discipline classiche.
In queste discipline, perlopiù praticate da team militari (gruppo sportivo esercito e carabinieri) l'Italia riveste un ruolo molto importante a livello mondiale.
Wing suit
Lo sviluppo di questa tecnica di volo si deve in larga misura ad uno dei miti del paracadutismo: Patrick De Gayardon. Il pioniere francese del volo umano disse un giorno: "la tuta alare introduce nella dimensione prevalentemente verticale del volo in caduta libera una più forte e sensibile tendenza al movimento orizzontale". Oggi la tuta alare vive ancora in un limbo sperimentale: non esiste nessuna competizione ufficialmente riconosciuta; tuttavia sale agli onori delle cronache per record ed eventi mediatici. La particolarità di questa tuta è di essere costituita da due strati di tessuto sovrapposti e cassonati che si gonfiano irrigidendosi per la pressione dell'aria. Perciò si genera portanza, quella forza fisica che permette ad un corpo aerodinamico di sostenersi in aria. Il tempo di caduta libera, se paragonato a quello di un paracadutista tradizionale, è circa il doppio e le distanze che si possono coprire sono impensabili con le tecniche di lancio tradizionali. Chi usa la wingsuit, spesso si dota anche di gps portatile, utile per vedere gli spostamenti in volo rispetto al terreno e studiare a terra i propri progressi didattici.
Swooping
è la nuova gettonatissima disciplina del paracadutismo. A differenza delle altre viste fin ora che interessavano la caduta libera, lo swooping è l'arte di pilotare con precisione e accuratezza un paracadute ad alte prestazioni. Per anni questa disciplina, conosciuta come Blade Runner, si è esercitata principalmente lungo i pendii di montagne innevate. Recentemente, con lo sviluppo e la larga diffusione delle vele ad alte prestazioni, si è cominciato a sperimentare questa disciplina su stagni, laghi e spiagge. Molte sono le prove a cui competitori si sottopongono: dalla precisione in atterraggio, alla distanza percorsa con la planata, alla velocità terminale. Il grande merito dello swooping (chiamato anche canopy piloting) è di offrire uno spettacolo che tutti possono vedere dal vivo, a differenza di quanto invece succede con le altre specialità (in caduta libera) non direttamente fruibili dal pubblico spettatore. Non ultimo la possibilità di saltare a quote più basse con minori costi e di rivatalizzare quel parco di mezzi aerei caduto oramai in disuso. Nel 2005 si è disputato il primo campionato italiano.
Ulteriori approfondimenti sui siti :
www.scuoladiparacadutismo.it e www.skydan.it
Paracadutismo sportivo: Un gioco inventato da Icaro
Di Massimo Raffanti
Che la fortuna sia benigna agli audaci lo sapeva già Virgilio cui si deve il motto: “Audaces fortuna juvat”.
In effetti è cosa verificabile che in ogni circostanza delta vita giovi osare; osare non a caso ma con l’intelligenza ed il giusto calcolo di chi sa vincere vari tipi di esitazioni, ora dettate dalla timidezza, ora dall’inerzia e, più in generale, da una serie di pseudo limiti naturali.
Il risultato è la conquista del nostro obbiettivo, sia esso quotidiano o, come nel nostro caso, più squisitamente sportivo.
L”Altro Sport”, di cui stiamo trattando, si evidenzia quindi quale “palestra di vita”, mentre ci indica che tra la meta ed il proposito, intercorre un margine abbastanza largo d’imprevisto.
Questo limite, l’uomo, spesso lo valica con un salto d’audacia.
Lo sprovveduto salta nel “vuoto”, alla cieca, rischia a vanvera, mentre la persona responsabile sa farlo riflettendo ed usando a fondo tutte le risorse del proprio carattere.
Questa piccola analisi, senza voler significare niente di più di quel che è, ci da una approssimativa idea di una grossa qualità umana: la determinazione.
Proprio partendo da questa considerazione e da un pacato elogio alle capacità decisionali dell’uomo, parleremo adesso di paracadutismo; una disciplina appunto dell’“Altro Sport” che impone tempismo, volontà, quanto assieme serena valutazione del proprio stato psicofisico.
Nata come pratica squisitamente militare, oggi ha assunto nel mondo tinte sempre più velleitarie, fino a dichiararsi disciplina sportiva.
Un esercito di sportivi, che non si considerano nè pazzi nè superman, fra cui impiegati, manager, dirigenti d’azienda, medici ed anche qualche personaggio di spicco della nostra Lucca, hanno vissuto o vivono tutt’ora questo sport giovane: il paracadutismo.
“Uscita, posizione maniglia e si cade nel vuoto per poi fluttuare nel cielo qualche minuto, poi si va “in atterraggio”.
Si comincia così per poi giungere con la preparazione e l’esperienza ai modelli più sofisticati di velature, in un perfezionarsi che non è mai fine a se stesso, che non significa mai successo duraturo, per la conquista di una dimensione almeno idealmente incontenibile: il volo.
Dalle immense e personali fobie, al controllo psichico delle proprie reazioni ed emozioni: tutto questo è paracadutismo.
Ma chi è il paracadutista? Cosa fa nella vita? Perché si lancia? Sono dei coraggiosi, dei pazzi, degli avventurieri o degli attori esibizionisti che recitano ogni volta la scena del “suicidio’?
Rispondere certo è difficile, anche per chi come me, vi ha vissuto nel mezzo per un bel po’ di tempo.
Posso comunque chiarire che questa gente è niente ed assieme qualcosa di tutto ciò; ogni spiegazione, ogni tentativo di focalizzare questa figura, risulta del resto “sfuocato”, dato che i motivi di questa passione sono i più diversi.
Quando un impegno di volontà con sè stessi, quando un semplice piacere, quando ancora “aver voglia di volare”.
Il paracadutismo è per molti l’espressione più nitida delle volontà di vincere la diffidenza che si ha nell’affrontare una cosa che non ci è consueta; per altri, ancora, non è che un “fuggire nel vuoto” abbandonando il fragore dell’aereo col cuore pieno d’emozioni ed ansie sconosciute, per un adeguarsi ad una prospettiva terrestre che ha del mistico.
Non ci sono vantaggi pratici (oggi sembra tutto finalizzato a questo), si va su, si salta, si rischia di rompersi l’osso del collo ed infine, se tutto va bene, si paga con le proprie gambe il quid dovuto all’Aeroclub,
Ma allora perché ci si lancia dall’aereo? In molti se lo domandano mentre c’è gente che ha discusso, come propria tesi di laurea, la psicologia dell’aviolancista.
E la paura dove la mettiamo? - sostengono altri curiosi della cose d’aria? –
Il paracadutismo è un’attività sportiva, oltre che una disciplina altamente psicologica, che impone di “rimandare” questo problema.
Questa, si badi bene, è una cosa che esiste e certo sarebbe pericoloso non metterla in debito conto e va semmai limitata, controllata, ingabbiata, quindi superata guardando alla propria reattività, per il proseguimento della disciplina stessa.
Questa padronanza arriva inevitabilmente col tempo e l’esperienza sportiva ma, paradossalmente, solo dopo aver superato l’esame del “grande vuoto.”
Il lancio, è vero, è un po’ una sfida alla natura ed ai suoi vincoli e presuppone il raggiungimento della conoscenza dì ciò che è temibile nel contesto di quello che si può osare.
Certamente c’è chi per sentirsi vivo sa trovare altri passatempi più tranquilli per dimostrarselo ma esiste anche chi, “non comune”, ma “perfettamente normale”, avverte l’esigenza di nn confronto con la grande natura (il cielo in questo caso).
paracadutismo, appunto, non già come un personalismo da sbandierare ma un qualcosa da conservare in sé gelosamente, come scoperta di un “io” sconosciuto e di una volontà di lottare sempre utile nella vita.
I paracadutisti, gente che non ama la terra sotto i piedi, sono in realtà gli esploratori di spazi ideali, degli esteti legati a ritmi d’esistenza più emotivi che monotoni e ripetitivi; dei “puri” forse che, come altri patiti degli sports alternativo, inseguono eden sconosciuti manifestando un animo mite ma anche estremamente ruvido e lottatore.
Paracadutismo